Gli anziani
spettatori hanno gradito lo spettacolo proposto, lo hanno seguito con
attenzione e interesse; per loro è stato un tuffo nei ricordi,
alcuni hanno accennato i passi del ballo, hanno ricordato le parole
dei canti e i loro pensieri sono tornati all'infanzia e alla gioventù
… con un pizzico di commozione .
lunedì 25 marzo 2013
La memoria di Ghilarza attraverso racconti, canti, musiche e balli
sabato 23 marzo 2013
Le palme benedette: il trionfo della fede attraverso gli intrecci artistici
Fervono, in tante regioni
del bacino mediterraneo, gli ultimi preparativi per la Domenica delle
Palme, la giornata festosa che apre la settimana più importante e
intensa della religione cristiana. Anche in Sardegna, un po' ovunque,
i fedeli si preparano a vivere giornate intense segnate da riti
liturgici e paraliturgici che ripercorrono la Passione di Gesù
Cristo.
Le confraternite si
preparano per la loro testimonianza di fede vissuta anche come attori
nei rituali suggestivi che non mancheranno di coinvolgere
emotivamente quanti vi parteciperanno. Da settimane i cantori provano
il nutrito repertorio di canti, in sardo e in latino, perché la
struggente 'colonna sonora' deve essere eseguita nel migliore dei
modi.
Nella
rievocazione dell'entrata trionfale di Cristo in Gerusalemme sono
ancora oggi utilizzate le foglie di palma, non quelle palmate della
caratteristica palma nana (Chamaerops humilis L.) –
spontanea e molto diffusa nelle zone costiere della Sardegna,
utilizzate per la realizzazione di lavori di cestineria – ma quelle
pennate del genere Phoenix, soprattutto della Phoenix
dactylifera e della
Phoenix canariensis, ugualmente diffuse nell'isola, come in tutto
il bacino mediterraneo e tipiche anche del paesaggio palestinese.
Solitamente le palme 'lavorate' o pintadas (come vengono
definite in alcune comunità) vengono ornate con foglie d'ulivo e
fiori freschi, in particolare fresie e violaciocche, mentre è meno
diffusa la decorazione con la foglia d'oro o d'argento.
Per poter lavorare le
foglie è necessario che siano morbide e flessibili, qualità
ottenute facendo crescere quelle giovani del germoglio legate
insieme (acapiare sa prama) e avvolte con coperte o teli
pesanti, in maniera tale che non ricevano luce; condizione con la
quale, per la mancata formazione di clorofilla, si ottiene anche la
caratteristica colorazione giallo pallido.
venerdì 15 marzo 2013
“SIEFF IN TOUR 2013”: ad Oristano la prima tappa del festival itinerante dedicato ai film etnografici
Il tour, al pari del
videoworkshop biennale e del concorso AviSa, si inserisce tra le
attività di promozione dell’antropologia visuale quale strumento
essenziale per lo studio, la ricerca e il dialogo con le culture di
tutto il mondo che l'Istituto pone in essere ormai da tre decenni.
Il
tour 2013 prevede come prima tappa Oristano lunedì 18 e martedì
19 marzo, alle ore 18,30, presso la sala del Centro Servizi
Culturali U.N.L.A. in via Carpaccio, 9; l'’ingresso è
gratuito. Successivamente il Tour farà tappa ad Alghero,
Cagliari e Nuoro.
LA
RASSEGNA dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della
Sardegna (ISRE) si tiene a Nuoro ogni due anni e rappresenta una
delle rare occasioni in Italia nelle quali sia possibile assistere
alle più significative produzioni internazionali del cinema
etnografico. La manifestazione, nata nel 1982, ha assunto dal 2006 la
denominazione di SIEFF – Sardinia International Ethnographic Film
Festival, abbandonando la sua tradizionale caratterizzazione
monotematica e incentrando il suo programma su una selezione di film
caratterizzati da una prospettiva etnoantropologica e attenti
all’introduzione di elementi di innovazione nella struttura
narrativa.
LA
SEDICESIMA EDIZIONE si è svolta dal 15 al 22 settembre 2012 e ha
celebrato i trent'anni del festival presentando un programma
costituito da film, giunti dalle più diverse parti del mondo,
selezionati da un Comitato composto da David MacDougall (Centre for
Cross-Cultural Research, Australian National University, Canberra),
Marc-Henri Piault (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales,
Parigi) e Paolo Piquereddu (Direttore Generale dell’ I.S.R.E.).
UNA
GIURIA INTERNAZIONALE composta da Paolo Chiozzi (Università di
Firenze), Judith MacDougall (Centre for Cross-Cultural Research,
Australian National University, Canberra), Antonio Marazzi
(Università di Padova), Colette Piault (SFAV - Société Français
d’Anthropologie Visuelle) e Rossella Ragazzi (Università di
Tromsø), ha attribuito il premio “Grazia Deledda” per il miglior
film (10.350 Euro), a The Boy Mir – Ten Years in Afghanistan di
Phil Grabsky; il premio per il film più innovativo (6.200 Euro) a Il
passo dei misteri di Nanni Angeli e Paolo Angeli ; il premio per il
miglior film di autore sardo (6.200 Euro) a Francilene – storia di
una quebradeira di Stefania Donaera; il premio per il miglior film
prodotto e ambientato in paesi del Mediterraneo (6.200 Euro) a Tea or
Electricity di Jérome La Maire.
La
giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali ai film Bitter
Roots – The end of Kalahari myth di Adrian Strong, Il cineasta è
un atleta – Conversazione con Vittorio De Seta di Vincent Sorrell e
Barbara Vey, e una raccomandazione a Il maggio delle mondine” di
Francesco Marano.
PROGRAMMA
Lunedì
18 marzo
Ore 18,30
Presentazione del programma
Ore 18,45
The Boy Mir | Ten Years in Afghanistan
Phil Grabsky | 2011 | Regno Unito | 89min
Attraverso il filo conduttore costituito dalla vita del giovane Mir, filmato per un periodo di 10
anni dello stesso regista, il film presenta uno spaccato dell’attuale situazione sociale dell’Afghanistan.
Premio Grazia Deledda per il miglior film
“Il film segue dieci anni della vita di un ragazzo, Mir, e della sua famiglia nell' Afghanistan contemporaneo. Questo Paese è abitualmente rappresentato nei media solo come una regione devastata dalla guerra e si ha raramente accesso alle persone. Il film-maker, lui stesso dietro la videocamera per un lungo periodo di tempo, elabora un rapporto attraverso il quale si raggiunge un'ampia prospettiva degli eventi storici attraverso l'esperienza di momenti spontanei nella vita dei soggetti”
Ore 20,20
Francilene - Storia di una quebradeira
Stefania Donaera | 2011 | Italia | 26min
Nel Nordest del Brasile le popolazioni locali vivono dalla raccolta e della lavorazione dei frutti
del babaçu, una particolare palma da cocco. Ad occuparsene sono principalmente le donne
chiamate quebradeiras ovvero “spaccatrici” di cocco. Francilene è una di loro.
Premio per il miglior film di autore sardo
“In una remota regione del Brasile, la macchina da presa di Stefania Donaera permette di sentire il calore e l'intelligenza di una donna che non è solo una madre amorevole per i suoi bambini, ma anche un'attivista per i diritti alla terra che permettano alla sua comunità di migliorare le condizioni di vita”
Ore 20,55
Il cineasta è un atleta,
conversazione con Vittorio de Seta
Vincent Sorrel e Barbara Vey | 2010 | Francia | 80min
Vittorio De Seta ripercorre la sua lunga vicenda professionale, dai primi documentari alle opere
più impegnative, attraverso un racconto che ne rivela la grande sensibilità umana e il grande impegno sociale.
Menzione speciale della Giuria
"Questo film celebra la continuità della tradizione del film etnografico, sottolineando l'importanza di preservare l'eredità dei nostri maestri in quanto esempio e guida per le nuove generazioni di cineasti –antropologi”
Ore 18,30
Presentazione del programma
Ore 18,45
The Boy Mir | Ten Years in Afghanistan
Phil Grabsky | 2011 | Regno Unito | 89min
Attraverso il filo conduttore costituito dalla vita del giovane Mir, filmato per un periodo di 10
anni dello stesso regista, il film presenta uno spaccato dell’attuale situazione sociale dell’Afghanistan.
Premio Grazia Deledda per il miglior film
“Il film segue dieci anni della vita di un ragazzo, Mir, e della sua famiglia nell' Afghanistan contemporaneo. Questo Paese è abitualmente rappresentato nei media solo come una regione devastata dalla guerra e si ha raramente accesso alle persone. Il film-maker, lui stesso dietro la videocamera per un lungo periodo di tempo, elabora un rapporto attraverso il quale si raggiunge un'ampia prospettiva degli eventi storici attraverso l'esperienza di momenti spontanei nella vita dei soggetti”
Ore 20,20
Francilene - Storia di una quebradeira
Stefania Donaera | 2011 | Italia | 26min
Nel Nordest del Brasile le popolazioni locali vivono dalla raccolta e della lavorazione dei frutti
del babaçu, una particolare palma da cocco. Ad occuparsene sono principalmente le donne
chiamate quebradeiras ovvero “spaccatrici” di cocco. Francilene è una di loro.
Premio per il miglior film di autore sardo
“In una remota regione del Brasile, la macchina da presa di Stefania Donaera permette di sentire il calore e l'intelligenza di una donna che non è solo una madre amorevole per i suoi bambini, ma anche un'attivista per i diritti alla terra che permettano alla sua comunità di migliorare le condizioni di vita”
Ore 20,55
Il cineasta è un atleta,
conversazione con Vittorio de Seta
Vincent Sorrel e Barbara Vey | 2010 | Francia | 80min
Vittorio De Seta ripercorre la sua lunga vicenda professionale, dai primi documentari alle opere
più impegnative, attraverso un racconto che ne rivela la grande sensibilità umana e il grande impegno sociale.
Menzione speciale della Giuria
"Questo film celebra la continuità della tradizione del film etnografico, sottolineando l'importanza di preservare l'eredità dei nostri maestri in quanto esempio e guida per le nuove generazioni di cineasti –antropologi”
Martedì
19 marzo
Ore 18,30
Tea or Electricity | Le Thé ou l’électricité
Jérôme Le Maire | 2012 | Belgio | 93min
La storia epica dell’arrivo dell’elettricità in un remoto paesino dell’Alto Atlante, in Marocco.
Premio per il miglior film prodotto e ambientato in paesi del Mediterraneo
“Questo film riesce a ritrarre il processo dell'irruzione della modernità nella vita di un remoto paese alle pendici dell'Atlas, in Marocco. Il progetto di portare per la prima volta l'elettricità in un sito di così difficile accesso crea non pochi dilemmi e discussioni, seguite da vicino dal cinesta. La sua determinazione e graduale familiarità con gli abitanti del paese rivela tutta una serie di relazioni interpersonali con magistrale sottigliezza, prima del radicale cambiamento economico e sociale che l'elettricità porterà loro”
Ore 20,05
Il passo dei misteri
Giovanni Angeli e Paolo Angeli | 2012 | Italia | 30min
I riti, i volti, l’atmosfera della settimana santa di Cuglieri nelle immagini eseguite nel corso di una
lunga e mai conclusa ricerca dal fotografo Nanni Angeli, associate alla musica di Paolo Angeli.
Premio per il film più innovativo
“Una ricerca fotografica ed etnomusicologica di lungo respiro è tradotta in un film. Attraverso un approccio innovativo, la narrazione dei riti della Settimana Santa di Cuglieri è qui raccontata creando un "nuovo" linguaggio che include delle componenti estetiche ed emotive di grande suggestione”
Ore 20,40
Il Maggio delle mondine
Francesco Marano | 2011 | Italia | 45min
Il Gruppo di canto delle Mondine di Medicina (Bologna) è invitato nel 2009 al concerto
celebrativo del Primo Maggio che si tiene a Roma. Durante il viaggio in pullman, le
mondine ripassano il loro repertorio di canti e ricordano momenti della loro vita e delle lotte
per i diritti sul lavoro.
Raccomandazione della Giuria
“Il cineasta è stato coinvolto in una equipe di ricercatori di etnomusicologia al fine di carpire la spontaneità nel provocare racconti legati alla storia orale e all'abilità di cantare di un gruppo di ex mondine in pensione. Il risultato è un film che mette in luce memorie e storie di vita espresse attraverso i loro canti spontanei”.
Ore 18,30
Tea or Electricity | Le Thé ou l’électricité
Jérôme Le Maire | 2012 | Belgio | 93min
La storia epica dell’arrivo dell’elettricità in un remoto paesino dell’Alto Atlante, in Marocco.
Premio per il miglior film prodotto e ambientato in paesi del Mediterraneo
“Questo film riesce a ritrarre il processo dell'irruzione della modernità nella vita di un remoto paese alle pendici dell'Atlas, in Marocco. Il progetto di portare per la prima volta l'elettricità in un sito di così difficile accesso crea non pochi dilemmi e discussioni, seguite da vicino dal cinesta. La sua determinazione e graduale familiarità con gli abitanti del paese rivela tutta una serie di relazioni interpersonali con magistrale sottigliezza, prima del radicale cambiamento economico e sociale che l'elettricità porterà loro”
Ore 20,05
Il passo dei misteri
Giovanni Angeli e Paolo Angeli | 2012 | Italia | 30min
I riti, i volti, l’atmosfera della settimana santa di Cuglieri nelle immagini eseguite nel corso di una
lunga e mai conclusa ricerca dal fotografo Nanni Angeli, associate alla musica di Paolo Angeli.
Premio per il film più innovativo
“Una ricerca fotografica ed etnomusicologica di lungo respiro è tradotta in un film. Attraverso un approccio innovativo, la narrazione dei riti della Settimana Santa di Cuglieri è qui raccontata creando un "nuovo" linguaggio che include delle componenti estetiche ed emotive di grande suggestione”
Ore 20,40
Il Maggio delle mondine
Francesco Marano | 2011 | Italia | 45min
Il Gruppo di canto delle Mondine di Medicina (Bologna) è invitato nel 2009 al concerto
celebrativo del Primo Maggio che si tiene a Roma. Durante il viaggio in pullman, le
mondine ripassano il loro repertorio di canti e ricordano momenti della loro vita e delle lotte
per i diritti sul lavoro.
Raccomandazione della Giuria
“Il cineasta è stato coinvolto in una equipe di ricercatori di etnomusicologia al fine di carpire la spontaneità nel provocare racconti legati alla storia orale e all'abilità di cantare di un gruppo di ex mondine in pensione. Il risultato è un film che mette in luce memorie e storie di vita espresse attraverso i loro canti spontanei”.
CENTRO DI SERVIZI CULTURALI - U.N.L.A. Via Carpaccio, 9 09170 ORISTANO
il Centro Servizi Culturali è su facebookhttp://it-it.facebook.com/people/Centro-Servizi-Culturali-Oristano/100002320189833
venerdì 8 marzo 2013
Film di famiglia in Sardegna
Venerdì
15 marzo, a Oristano nella sala polifunzionale del Centro
Servizi Culturali U.N.L.A., in via Carpaccio n. 9, alle ore 17.00,
con ingresso libero, saranno presentati i risultati del progetto di
ricerca Film di famiglia in Sardegna e consegnati i
film digitalizzati ai proprietari che in una fase precedente del
progetto li avevano messi a disposizione.
Alla
presentazione, durante la quale sarà proiettata una selezione dei
film raccolti, interverranno:
Paolo
Piquereddu (Direttore generale ISRE)Sara Filippelli (Responsabile del progetto)
Marcello Marras (Direttore C.S.C. Oristano)
Il
Centro Servizi Culturali U.N.L.A. di Oristano presenta così il
progetto:
“Si
tratta di film familiari, di vacanza,di viaggio, appunti e
diari filmati: pellicole ormai dimenticate, il più delle volte
relegate nelle soffitte o chiuse negli armadi, ma che pure sono
importanti testimonianze private della memoria della società
italiana.
Il
cinema di famiglia, nascosto e relegato nell'oblio di soffitte e
cantine, si offre come uno sguardo nuovo e partecipe sulla storia di
tutte e tutti. Ma il tempo, come spesso accade, minaccia la
conservazione delle pellicole, supporti delicati e deteriorabili.
Il
progetto film di famiglia in Sardegna, promosso dall'Università di
Sassari, dall'ISRE – Istituto Superiore Etnografico della Sardegna
in collaborazione con l'Associazione Home Movies – Archivio
Nazionale del Film di Famiglia, partito nell'estate del 2011 ha
lavorato per recuperare e salvaguardare le pellicole amatoriali, con
la convinzione che esse costituiscano documenti importanti ai fini
della ricostruzione della memoria collettiva e della storia personale
e pubblica, intesa sia come storia del territorio sia come storia
della vita e delle abitudini delle donne e degli uomini che lo
abitano.
Il
recupero di questi fragili frammenti di memorie appare in special
modo importante e promettente nel contesto sardo, che si annuncia
come un deposito di soggettività molteplici ed eccentriche, capaci
di testimoniare gli sguardi di una terra antica, ancorata a
tradizioni fortissime e insieme aperta ad accogliere le spinte della
modernità.
Il
ha aderito al progetto, divenendo centro di raccolta delle pellicole
per la Provincia di Oristano, raccogliendo numerosi filmati donati da
tantissimi cittadini della provincia.
Le
pellicole raccolte sono state digitalizzate a Bologna
dall'Associazione Home Movies. Il 15 marzo i materiali digitalizzati
verranno restituiti ai donatori.”
Inoltre,
il Centro Servizi Culturali U.N.L.A. di Oristano ringrazia tutte
le persone che hanno contribuito al grande successo della raccolta
delle pellicole nella provincia di Oristano.
Per ulteriori
informazioni sull'iniziativa e sui numerosi progetti e incontri
culturali del nutrito calendario del Centro Servizi Culturali:
Tel
0783/211656 - 0783/217326
e-mail:
mediateca@centroserviziculturali.it
sito
Internet: www.centroserviziculturali.it
domenica 3 marzo 2013
3 marzo 1976
Molto
spesso ci viene chiesto il significato del nome Onnigaza;
cogliamo l'occasione per spiegarlo brevemente.
Onnigaza
è un toponimo, la parte del territorio ghilarzese che dalla
periferia del paese arriva a ridosso della strada statale 131
Abbasanta-Nuoro. Il nome viene dal medioevale donnicalia,
termine che indicava la
tenuta agricola di un signore (donnu),
composta da terreni, edifici, servi. La professoressa Maria Manconi
Depalmas, studiosa di storia locale, non esclude che, nel XII,
mercanti genovesi abbiano sviluppato in questo sito un centro
commerciale, favoriti dalla felice posizione al centro di importanti
vie di comunicazione del tempo.
Oltre
al toponimo, nella memoria della comunità ghilarzese sono rimaste
storie e canti che narrano delle donne di Onnigaza; nelle narrazioni
popolari sono donne spesso derise, per la loro ricchezza, forse
falsa oppure irraggiungibile.
Ecco
uno di questi racconti.
Contaiant in bidda ca,
in tempus antigu, in Onnigaza biviant fèmminas chi ddi naraiant 'sas
sennoras de Onnigaza'. Biviant in domos mannas medas, fatas comente
sos nuraches. Andaiant a Missa a su cunventu de sos paras de Bureco.
Sos paras non cumintzaiant sa missa fintzas a cando no arribaiant
issas e s'intendiat cando fiant arribande ca sos bestires de seda chi
zughiant faiant sonu. Si bestiant fintzas de linu e pannu chi
tessiant issas etotu e ricamaiant sos bestire cun filos colorados chi
filaiant issas. In conca zughiant unu cambussinu cun nastros e in
pitzu unu mucadore biancu. Pro samunare s'orroba no usaiant sabone ma
crivazu. Su traballu issoro fuit a filare, a tèssere e a ricamare.
Teniant tesoros mannos chi cuaiant in suta de su panimentu de sas
domos ma papaiant erbas de su sartu.
Si
narrava a Ghilarza che, parecchio tempo fa, nella località
denominata Onnigaza, vivevano le 'signore di Onnigaza'. Vivevano in
case molto grandi, fatte come i nuraghi. Andavano al convento dei
frati di Bureco per ascoltare la messa. I frati non iniziavano la
celebrazione prima del loro arrivo, annunciato dal fruscio dei loro
abiti di seta. Vestivano anche di lino e panno che tessevano loro
stesse e ricamavano i loro abiti con fili colorati che filavano loro.
Sul capo portavano una cuffia con nastri colorati e sopra un
fazzoletto bianco. Per lavare la biancheria e gli abiti non usavano
sapone ma cruschello. Il loro lavoro era quello di filare, tessere e
ricamare. Possedevano grandi tesori che nascondevano sotto il
pavimento delle loro case ma si nutrivano di erbe che raccoglievano
nei campi.
Questa
leggenda è stata riportata anche da Gino Bottiglioni in Leggende
e tradizioni di Sardegna : testi dialettali in grafia fonetica,
Olschki, 1922.
martedì 26 febbraio 2013
Unu contu in sardu pro ammentare sa Die Internatzionale de sa Limba Mamma / Un racconto in sardo per ricordare la Giornata Internazionale della Lingua Madre
La scorsa settimana, esattamente il 21
febbraio, è stata celebrata in tutto il mondo la Giornata
Internazionale della Lingua Madre, istituita dall'UNESCO – nel 1999
– per porre all'attenzione del mondo intero l'importanza del
plurilinguismo e del diritto di ogni popolo e di ogni comunità a
parlare la propria lingua madre.
Il
sardo è una lingua riconosciuta dallo Stato italiano e beneficiaria
degli effetti della Legge 482/99, Norme in materia di tutela delle
minoranze linguistiche storiche, insieme ad altre undici
minoranze linguistiche presenti in Italia, appartenenti alle comunità
friulane, ladine, occitane, franco-provenzali, francesi, croate,
slovene, greche, catalane (Alghero), germaniche e albanesi. Quella
sarda è la minoranza linguistica più numerosa in Italia. Questa
legge di tutela per le lingue minoritarie (l'aggettivo non indica una
inferiorità qualitativa di qualsiasi genere ma una inferiorità
numerica dei parlanti rispetto a quanti si esprimono in una lingua
riconosciuta ufficiale nello Stato in cui vive la comunità di
minoranza) è arrivata con un notevole ritardo rispetto a quanto già
sancito dalla Costituzione nazionale al momento della nascita della
Repubblica Italiana, che all'articolo 6 recita: La Repubblica
tutela con norme apposite le minoranze linguistiche.
Cogliamo l'occasione per ricordare
questa importante celebrazione con un breve racconto della tradizione
orale di Ghilarza, rilevato anche dal linguista Gino Bottiglioni nei
primi decenni del 1900 e pubblicato nel 1922, per l'editore Olschki,
in Leggende e tradizioni di Sardegna : testi dialettali in grafia
fonetica.
Cando
sunt arribados sos pisanos sas zanas a pagu a pagu si sunt
ispèrdidas e sunt abarradas sas domos ebbia.
Nelle domus de jana di Trempu (una
località nelle campagne del paese dove sorge un novenario, un
piccolo villaggio religioso) vivevano le janas, Le janas erano molto
belle ma piccolissime. Anche gli arredi delle loro abitazioni erano
piccolissimi. Vestivano di rosso, con un fazzoletto a fiori portato
come si vede nella statua di santa Zita e con collane d'oro. Cucivano
e lavoravano nei loro terreni. Le janas non vivevano con le altre
persone. Erano molto religiose e la loro chiesa era come le nostre.
Poiché erano molto ricche, nei loro terreni sono stati ritrovati
molti oggetti di valore.
Quando
sono arrivati i pisani le janas sono scomparse lentamente e sono
rimaste solo le loro abitazioni.
sabato 2 febbraio 2013
Su carruzu: un carnevale della tradizione
(foto Gianluca Ledda)
|
Questo
accade anche per le manifestazioni del carnevale dove le componenti
ereditate da un passato, magari lontano, vengono riproposte e
rivissute in maniera differente rispetto a quanto vissuto dalle
generazioni d'altri tempi.
Domani
a Ghilarza si svolgerà su carruzu a s'antiga, il carnevale
tradizionale che animerà il centro storico del paese con maschere
antiche, abiti e danze tradizionali. È, o era, caratteristico di
diversi paesi della regione storica del Guilcer.
Le
bianche maschere a lentzolu sono ormai confezionate con
lenzuola di cotone, non di pesante lino tessuto con il telaio
domestico, come si usava un tempo. Resta il 'gioco' di capire
chi si nasconda sotto la candida tunica ma non funziona più la
prova che permetteva di individuare un'identità maschile o femminile
sotto la maschera. Quando la maschera stava seduta, le si lanciava
addosso una caramella; se per acchiapparla la maschera stringeva le
ginocchia, era un uomo; se invece discostava le ginocchia, la
maschera era una donna. La differenza del movimento era data dal
differente abbigliamento. Infatti, gli uomini, indossando i pantaloni
e nonostante la tunica, istintivamente per trattenere la caramella,
dovevano compiere quel movimento; mentre le donne, non indossando mai
i pantaloni, erano abituate ad trattenere una qualsiasi cosa
scivolasse lungo gli abiti tendendo la gonna. Ormai tutte le maschere
indossano i pantaloni.
Sos
burrones non compiono più le scorribande tanto temute dalle
massaie: per tutto il periodo del carnevale entravano nelle case per
fare razzia di salumi, formaggi... persino pentole con cibi fumanti.
Incuranti dell'unto, a volte portavano sas tzìpulas appese al
collo, come dolci collane. Ora sos burrones, maschere maschili
con il viso annerito con il sughero e le gambe protette dai pesanti
gambali di cuoio, partecipano alle danze che si svolgono nelle
antiche piazzette: Ponte Chinisu, Putzu Carrazu, ...
Scomparsi
sos sòtzios, il carnevale di queste maschere, nel loro
habitat naturale del paese, ha la breve durata di una mezza giornata,
dal primo pomeriggio alla tarda serata della domenica che precede il
Giovedì Grasso. In ogni piccola piazza o incrocio fissato dalla
tradizione, tutti i partecipanti si fermano il tempo necessario per
eseguire qualche ballo tradizionale, poi – tutti insieme –
raggiungono la tappa successiva. Un tempo tutte le domeniche e le
ultime giornate di carnevale, nelle piazze si succedevano i
componenti dei diversi sòtzios; contemporaneamente le piazze
erano animante da suonatori, danzatori e misteriose maschere. Si
allontanava un gruppo e ne arrivava un altro, a ballare sul
fastidioso selciato che rendeva tutto più difficile e faticoso. Ma
ci si divertiva, come si divertiranno anche quest'anno quanti
parteciperanno a questa festa ereditata dal passato ma sempre
diversa.
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